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ACERAZIONI E FRAMMENTI SOVRAPPOSTI

L’opera fotografica di Maestri, in particolare il ciclo artistico degli “Estratti rifatti”, riflette tutto il suo percorso concettuale attraverso la riproduzione delle infinite immagini del suo paziente lavoro, recuperate dall’”archivio della memoria” attraverso un percorso surrealista, di scomposizione e dissoluzione dei soggetti fotografici.
Una sorta di principio abduttivo, una rapina involontaria di “elementi fondanti” del suo linguaggio artistico di ciò che da un lato si identifica con le sequenze della sua storia e dall’altro con la possibilità di soppressione, di cancellazione di queste semplici percezioni per una indefinita e integrante rilettura visiva.
Le immagini utilizzate sono principalmente riferite a superfici artificiali, ingrandite, dilatate e fortemente iperrealiste e invase dai segni urbani della gestualità contemporanea.
Muri, manifesti, materiali di rivestimento sembrano rappresentare una sorta di silente comunicazione di un disagio di questa società globalizzata con una progressiva perdita di importanti valori morali e sociali quali la solidarietà, l’amicizia e la sussidiarità espressione di questi caotici sky-line urbani. L’autore fotografa un’interpretazione della natura che estrapola leggendo i muri, riconoscendo nei murales un’evoluzione metropolitana dei naif, e nei manifesti strappati e nelle superfici arrugginite il contributo del tempo di questa ricerca artistica. Scritte, incisioni, strappi, lacerazioni, modificazioni di superfici e materiali in continua trasformazione cromatica dovuta alla loro scarsa qualità costruttiva, sono tracce visibili nelle facciate delle nostre architetture. L’adesione e la sovrapposizione di questa caleidoscopica eterogeneità di superfici e piani artificiali, ci riporta nell’opera fotografica di Maestri, alla necessità di indagare e di analizzare questo infinito progetto di aggressione urbana. Se da un lato il mutamento dei luoghi viene stigmatizzato da Maestri attraverso una restituzione fotografica a “frammenti” e “tagli gestuali” dell’immagine complessiva, dall’altro, la riproduzione di immagini, immediatamente riconoscibili come l’utilizzo di elementi naturali, sembrano ergersi come sentinelle e custodi dei luoghi soggetti a queste invasioni barbariche. Il percorso scelto da Maestri e quindi una lente di ingrandimento su una situazione di confusa gestualità come retaggio di una produzione seriale di edifici ed oggetti in forte contrapposizione con i luoghi della sua infanzia e territorio delle sue prime esperienze fotografiche. Nelle sue opere ogni segno su una superficie diventa elemento distintivo che differenzia la sua base dalla serialità di cui oggi siamo abituati. Maestri quindi, ci vuole attirare all’interno della sua produzione fotografica/pittorica per rimarcare questa necessità di contrapporre precise azioni protettive dei segni d’identità dei luoghi, degli specifici “genius-loci”. Queste “schegge di pensiero” ad evocazione degli elementi tematici della sua ricerca si riflettano non su un generico piano neutro, ma in una superficie aggredita da vivaci colori a smalto: blu, rosso, giallo, verde; sottratti nella loro stesura, dalle sagome dei materiali utilizzati per il suo lavoro quali telai di diapositive, contenitori di negativi fotografici, materiali cartacei per stampe fotografiche che producono in tal modo un effetto plastico e tridimensionale di ogni opera. Questo processo espressivo, recupera da un lato messaggi artistici della Pop-Art degl’anni ’70 di Angeli, Festa e Schifano i quali dipingevano le loro tele con colori acrilici a spruzzo proiettati su stampe, mascherine e forme riconoscibili come: alberi della vita, cuori, palme, obelischi, la lupa capitolina e segnali stradali, e dall’altro, il messaggio neocubista di Braque attraverso l’applicazione di ritagli di giornali da applicare sulle tele e quello informale/materico di Tapies e Burri nel recupero della materia come forma espressiva, e infine un richiamo all’arte del nuovo realismo di Arman. Maestri, utilizza per i suoi “soggetti fotografici ritagliati”, immagini principalmente caratterizzate da serrande con scritte, muri sgretolati e aggrediti dal tempo, rivestimenti in piastrelle e piani di legno grezzi su supporti policromatici che sembrano evocare le superfici astratte di Kandisky. Ritagli di una figurazione artificiale e naturale si contrappongono nella struttura compositiva delle sue opere quasi ad indicarci un possibile equilibrio, una ricerca di mediazione tra il risultato della progettazione umana e il contesto applicativo. Il percorso artistico di Maestri, ci induce a pensare ad un arte entropica, modificabile, integrabile ed additiva di tutte le sue esperienze, delle sue sensazioni e le sue prospettive di una “comunicazione fotografica” che rende sempre contemporaneo ed imprevedibile il suo prodotto artistico.

Sergio Zanichelli
 
 

Carlo Maestri
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